DCA:Fattori predisponenti

Come per tutti i disturbi psicologici/psichiatrici non è possibile parlare di cause specifiche in grado di determinare l’insorgere di un DCA, tuttavia la ricerca decennale su questi disturbi ha individuato vari fattori che concorrono a definirlo.

Contesto socio culturale

Studi sugli indici di prevalenza e incidenza in popolazioni non occidentali sembrano indicare che i disturbi alimentari siano una prerogativa dell’Occidente. Questo dato è avvalorato da alcuni studi effettuati in Giappone: nelle zone più occidentalizzate si assiste ad un aumento dell’incidenza soprattutto della BN e alla comparsa di una particolare forma di DCA detta Kibarashi-gui che sembra riguardare il 7,8% delle donne e l’1% degli uomini. A questi dati si aggiungono i risultati di altre ricerche relative alla vulnerabilità di sviluppare un DCA: la probabilità è più alta tra soggetti non nativi dell’Occidente, ma che entrano in contatto con questa cultura, rispetto alla probabilità di coloro che nascono e crescono nella nostra società. Queste considerazioni hanno portato a formulare l’ipotesi che i DCA rappresentino un esempio di “culture bound syndrome” per cui il sistema socio-economico occidentale rappresenterebbe l’habitat privilegiato per lo sviluppo di queste psicopatologie. I principali canoni sociali implicati in questo processo sarebbero: la valorizzazione dell’apparenza e della bellezza, la valutazione positiva della magrezza e la necessità di ottenere l’approvazione sociale per poter essere riconosciuti come persone di valore. Un altro aspetto rilevante è l’enorme disponibilità di cibo presente nella nostra società. Da una parte vengono creati nuovi cibi sempre più gustosi (grazie all’aggiunta di grassi) da potersi consumare in qualsiasi momento della giornata e dall’altra vengono proposti “cibi riparatori” (dietetici) che rimandano ancora una volta all’idea della dieta e della necessità di essere magri. Questo crea una grande confusione, soprattutto in una società in cui il tempo dedicato ai pasti è molto limitato e quasi mai scandito regolarmente all’interno della giornata. Queste modalità di alimentazione fanno assumere al cibo significati “altri” rispetto a quello principale di strumento per colmare la fame. Provate a chiedere a qualcuno perché mangia, le risposte sono varie: perché sono nervoso, perché mi piace, perché “si deve”, perché mi annoio…ma l’unico motivo per cui si mangia è perché si ha fame! Oggi si mangia spesso per placare desideri e tensioni e purtroppo questo fenomeno si riscontra sempre più nella popolazione infantile: in Italia la percentuale di bambini in sovrappeso/obesi ha raggiunto il 30-35%, la percentuale più alta d’Europa!

Adolescenza

L’insorgenza dei disturbi alimentari si inserisce all’interno della fase più critica dello sviluppo: l’adolescenza. In questo stadio vi sono diverse variabili che influiscono sul livello di adattamento psicologico, mediandolo. Tra queste ricordiamo: la modifica del proprio fisico con conseguente nuovo vissuto corporeo; lo sviluppo dei processi di pensiero, che ora divengono astratti e riflessivi con conseguente maggiore consapevolezza psicoemotiva; la ridefinizione dell’identità in cui vengono messi in discussione il sistema di norme e credenza della famiglia; le identificazioni infantili con i genitori ricercando fonti esterne di approvazione; l’autostima e la sicurezza in sé. A seconda del livello di adattamento raggiunto in ciascuno di questi ambiti sarà possibile individuare degli indicatori di salute psichica / vulnerabilità per l’insorgenza di disagio psichico, anche del disturbo alimentare. In questo mare di cambiamenti il più significativo è senz’altro quello che riguarda il proprio fisico e la propria sessualità: l’adolescente si trova ad affrontare la nascita di una nuova identità nella cui formazione hanno un peso fondamentale i rapporti con i coetanei, di entrambi i sessi. Il proprio fisico rappresenta il primo punto di contatto con l’altro, tanto più che in questo momento anche i propri coetanei sono focalizzati sull’aspetto fisico, proprio e altrui, che va modificandosi e di cui si vorrebbe controllare ogni cambiamento. In questo contesto sociale, dobbiamo poi ricordare che vige la regola implicita che per sentirsi parte del gruppo è necessario essere “nella norma” e tutto ciò che è al di fuori di essa è vissuto come senso di inferiorità. Questo vale tanto più per le connotazioni fisiche: anche un difetto presente fin dalla nascita assume ora una connotazione e un significato tutt’altro che banale. L’immagine corporea filtra, in questa fase della vita, il senso di importanza, la fiducia in se stessi e il senso di sicurezza. Essa, inoltre, si forma nell’adolescente sulla base delle proprie esperienze, delle valutazioni altrui, sui paragoni e sulle identificazioni con altre persone e personaggi. Per rafforzare la propria immagine di sé spesso gli adolescenti si aggregano con coetanei che condividono gli stessi problemi e gli stessi obiettivi. Ma l’adolescenza porta anche alla scoperta della sessualità, intesa come appartenenza ad una specifica identità di genere. In ogni contesto socio-culturale esiste un predefinito set di tratti disposizionali, comportamentali, espressivi e di ruolo che delineano “come deve essere una donna/un uomo”, esso costituisce un sistema di riferimento costante per l’individuo, un modello che guida i vissuti soggettivi riguardo all’integrazione sociale, al senso di adeguatezza personale, all’autostima. L’adolescente quindi effettua un' analisi di quanto queste attribuzioni ascritte all’universale “essere donna/uomo” corrispondano a quelle che si riconosce nel proprio processo di crescita, e a volte lo scarto apre le porte al disagio psichico e, vista l’importanza del corpo, al disturbo alimentare in primis.