DCA:Fattori perpetuanti

Sono rappresentati da quegli aspetti che tendono a far permanere la persona all’interno della sintomatologia. Inizialmente vi è un rinforzo positivo legato alla soddisfazione di aver perso peso e alla sensazione di poter controllare il proprio corpo, questi aspetti ricevono molto spesso anche l’approvazione delle persone del proprio contesto relazionale.

Man mano che il corso della malattia avanza, il rinforzo esterno tende a diminuire e il fattore di mantenimento più importante diventa la sintomatologia determinata dal digiuno e il circolo vizioso anoressico-bulimico.

La sintomatologia:

Sintomi da digiuno - Atteggiamenti verso il cibo - Preoccupazione per il cibo - Collezione di ricette e libri di cucina - Inusuali rituali per mangiare - Incremento del consumo di caffè, tè, spezie - Occasionale abbuffata - Modificazioni dell’emotività - Depressione - Ansia - Irritabilità e rabbia - Labilità emotiva - Episodi psicotici - Cambiamenti di personalità - Isolamento sociale - Modificazioni cognitive - Diminuita capacità di concentrazione - Diminuita capacità di pensiero astratto - Apatia - Modificazioni fisiche - Disturbi del sonno - Disturbi gastro-intestinali - Ipersensibilità a rumore e luce - Edema - Ipotermia - Parestesie - Diminuzione metabolismo basale - Calo interesse sessuale

Tutti questi sintomi sono legati al deperimento fisico e rendono molto difficile qualsiasi intervento terapeutico che non prenda in considerazione la riabilitazione nutrizionale come primo obiettivo per poter ripristinare quelle risorse psicofisiche indispensabili per poter intraprendere un percorso di crescita al di fuori della malattia.

Circolo vizioso anoressico - bulemico:

La malattia del figlio/a comporta lo sviluppo di atteggiamenti iperprotettivi da parte dei genitori aumentando così il senso di dipendenza, ma anche di protezione che il ragazzo/a adolescente non riesce a trovare in se stesso/a. Questo evolversi delle relazioni familiari soddisfa pertanto le esigenze primarie e ciò impedisce un qualsiasi tentativo di “uscirne”.

Si può poi verificare che il ragazzo/a sviluppi la sintomatologia in concomitanza di separazioni, conflitti accesi tra i genitori o altri componenti della famiglia. La malattia catalizza le attenzioni di tutti sul ragazzo/a bloccando il processo di crisi in atto. L’analisi delle relazioni familiari deve quindi essere sempre effettuata durante la presa in carico di una persona con disturbo alimentare, e a volte la terapia familiare risulta essere la terapia elettiva di cura.